L’Associazione “BulbArtWorks”, tramite il suo lavoro di promozione artistica ed ufficio stampa, è un rapido mezzo che permette la diffusione delle proprie opere attraverso l’utilizzo pieno del mondo dei new media, affiancato ai più classici strumenti di promozione e comunicazione.
Attraverso un lavoro fondato sul contatto diretto con media del settore (Riviste, webzines, radio, web radio, label, networks..) garantisce la visibilità necessaria ad un prodotto indipendente ( Un Ep, Un Disco, Un Video, Un Tour..) creando dei piani promozionali personalizzati.
Valutiamo e ascoltiamo tutto il materiale che ci proponete, garantiamo per tutti una risposta, ma accettiamo di sostenere solo i progetti che ritieniamo artisticamente degni di nota.
Per le vostre proposte: roberto@bulbartworks.com
Crediamo fortemente in tutto ciò che promuoviamo, altrimenti non lo facciamo.
ROSTER PRESS OFFICE
Le Band attualmente in promozione :
ONIRICA – BAR NOIR - DIEGO LEANZA – STARFRAMES – THE RIGHT PLACE – THE BURLESQUE – JOE PETROSINO – ZERO LAB STATION – MARCEL GRIS – CITY ZEN KEYS – EPHIMERA – THE GEORGE FREVIS BAND
THE BURLESQUE
“The Burlesque” è un progetto artistico nato 2009 dall’incontro di Fabio Atteo (Voce e chitarre), Eugenio Beato (Voce e chitarre) e Gianpiero LeGuyader (Batteria).
Una band nata con l’obiettivo di scrivere canzoni all’insegna della sobrietà e del buon gusto nell’ambito di quello che possiamo chiamare ”indie-rock”.
Il 2010 è un anno tumultuoso,pieno di live ,specialmente nel Campano, ma che vede a Febbraio la fine del rapporto artistico fra Eugenio e la band per ragioni artistiche ed il successivo cambio di bassista.
Gianpiero e Fabio, presi dall’amore per la musica, dalla tenacia, e dal pensiero che ciò che si stava facendo era un qualcosa di positivo,musicalmente adatto, pensano che di certo THE BURLESQUE non sia un progetto che possa morire da un giorno all’altro. Iniziano a girare per locali di Napoli armati di sola voce,chitarra e batteria.
Il 2 Dicembre esce il loro primo Ep autoprodotto “I was, I am, I will”.
Presentano : “I was, I am, I will”
Autoprodotto 2011
Quan si ascolta “Clowns” subita risultano chiari i riferimenti del gruppo: Fratellis, Kooks, Killers, Pigeon Detectives, il miglior indie di questi anni. I cinque brani che compongono l’Ep sono gioiosi, freschi, è impossibile non farti venir voglia di ballarli. Evidente è la sicurezza compositiva col quale i tre ragazzi affrontano il genere, senza ricadere in troppe cose già sentite. Questol primo singolo estratto dal’Ep è una scarica di adrenalina, “First April” ha un bel basso stile blues ed una maggiore malinconia che traspare da musica e testo, ma la ritmica è sempre sostenuta, anche non semplice in alcuni episodi. “Human Comedy” ha tratti di Hives e Franz Ferdinand. I Burlesque sono perfettamente al passo coi tempi, ed è un pregio non indifferente. “Swing torture” è trascinata, con un ritornello radiofonico da applausi, mentre con “The garden” sembra di riascoltare i Blur negli episodi più allegri. Un’esordio discografico all’insegna del Brit, con le sue cinque tracce che sanno lasciare il segno.
BAR NOIR
Il Bar come la vita di tutti i giorni: quella vera, spontanea, lontana dagli uffici, dalle banche, dai supermercati.
Il Bar come cornice “autentica” dove ci si può fermare ad evitare il tempo, osservando, assaporando e condividendo la propria esistenza.
Noir come il lato nascosto della vita, il suo peso.
Noir come tornare sui propri passi, andare avanti alla cieca.
Noir come il sentimento che spinge a percorrere la “Cattiva Strada”.
Bar Noir esiste da gennaio 2009.
Presentano : “Erre Vallanzasca”
Label: Sputnik
Distribuito : su richiesta, richiedilo a noi (info@bulbartworks.com)
BarNoir e Sputnik si incontrano per caso e condividono l’intenzione di raccontare questo nuovo progetto.
A soli sei mesi dall’uscita del primo EP, omonimo, autoprodotto, Bar Noir decide di scrivere su quello che più gli interessa: l’anima delle cose, delle persone.
Sputnik, etichetta romana, decide di investire su questa volontà.
Ecco allora la produzione dell’EP “Erre Vallanzasca”. Renato Vallanzasca non è un idolo, non è un esempio, non è un eroe.
Per noi non è nemmeno tanto semplicemente un criminale o un ladro.
E’ un uomo, da guardare, con cui parlare.
E allora è facile immaginarci a porgergli delle domande, senza ammirazione o disgusto, senza alcun principio di giudizio.
Solo per capire, giusto per guardare…
Rockambula : “[…]Non un dischetto facile, ma per intenditori, non un dischetto difficile, ma per curiosi che vogliono scandagliare cosa si cela di prezioso oltre l’underground delle “cose dette”, più a fondo dello sterile fondo di barile. Bar Noir, fateci un sosta”.
Lost Highways : “Sonorità in bilico tra post-rock e post-punk, arrangiamenti raffinati, recitato evocativo, che rende i testi ricchi di patos. Ecco la forza dei Bar Noir, una band che non passa certo inosservata”
Extra! : “ […]il loro Ep in sole tre tracce riesce a dare lo spunto per riflettere sull’anima delle cose e delle persone”.
JOE PETROSINO & ROCKAMMORRA BAND
Per Joe Petrosino il background di ascolti cantautoriali italiani, napoletani, classici napoletani, prog-rock-punk anni 70, reggae, musica popolare, insieme a dischi più attuali in particolare La Notte della Taranta 2003 con Steward Copeland e Salvamm ‘o munn’ di Enzo Avitabile, rappresentano le ispirazioni più naturali.
Stimolato da una passione familiare, Luca Petrosino, allora chitarrista del gruppo rock napoletano Integral Buatt’, segue corsi di tammorra e tammurriata, frequenta le feste.
Per gioco decide di registrare un riff di chitarra elettrica su un loop di tammorra: nasce così Vesuvius che vedrà la sua pubblicazione in dvd (Essonamò Records) nel marzo 2008 con la speciale collaborazione di Francesco Tiano, famosissimo cantore. Intanto svolge una intensa attività live in cui la musica popolare rivive nella canzone d’autore e viceversa. Poi il disco, “Rockammorra”, che consacra l’artista come vera rivelazione nel suo genere.
Presentano : “Rockammorra – Guru”

“Rockammorra” è un lavoro sincretico, una “mezcla” tra rock e la tammorra, l’antica musica del sud fatto di magia narrato da Ernesto De Martino.
“A’ festa” è ciò che dice il titolo stesso del brano: una festa di suoni, colori, luci, impossibile non ballare e non farsi portare dal ritmo. “GenteStrana” è un brano più malinconico, sofferto, sulla difficoltà di spiegare agli altri quale è il nostro essere. “Guru” è un brano magnifico, una storia di amicizia strettissima, una fratellanza di sentimenti e intenti. La canzone che da il titolo al disco, “Rockammorra”, è un’incursione nell’electro rock che si porta in questi ultimi anni, con un basso ballabile come pochi, con una improvvisa commistione con mandolini, chitarre: una delle tracce preferite del sottoscritto…“pigl’ na chitarr’ e miettit’ a sunà” un obbligo al quale ci assoggettiamo ben volentieri!
(Da SOUNDMAGAZINE )
CITY ZEN KEYS
I City Zen Keys, da Assisi (PG), sono Mirko Buono (voce e basso), Diego Boni (batteria e percussioni), Mirco Duvalloni (chitarra e cori), Marco Sensi (chitarra e cori). Testi in italiano, la loro musica è commistione di potenza e raffinatezza, mix di varie ed aperte culture, un progetto dalle
vaste capacità armoniche ed espressive. Finalisti di Italia Wave Love Festival 2011 e di Rock targato italia 2011, il 16 Settembre 2011 è uscito il loro primo disco ufficiale ” City Zen Keys“.
Presentano : “City Zen Keys”
Label: Videoradio
I City Zen Keys, da Assisi, arrivano alla prima prova sulla lunga distanza: un disco di otto brani, otto storie che prendono spunto dalla vita di tutti i giorni, cantati in italiano, ma dalla chiara influenza d’oltremanica come sound. Grande attenzione per
le dinamiche ritmiche ed espressive, una ricerca armonica “aperta”, cambi piano/forte che caratterizzano l’intero lavoro. Raccontare il mondo che li circonda, questo l’obiettivo dei City Zen Keys.
Il Giornale dell’ Umbria: “[...]Sono ferro e piuma allo stesso tempo. Una musica spesso istintiva, la loro, che da una forma grezza, viene poi impreziosita dalla ricerca di suoni ed atmosfere non scontate, da arrangiamenti che lasciano il segno e da testi, spesso introspettivi, in lingua italiana [...].”
Il Messaggero: “A unire i componenti dei CZK è la passione per il Rock Alternativo Italiano, tra melodia e potenza”.
Doremix Radio: ” MAMMA MIA CHE GRUPPO! [...] è difficile trovare note negative per loro, a partire da un eccezionale frontman, cantante e bassista, un chitarrista poliedrico, fantasioso e molto pulito, per finire con un batterista che sa decisamente come si tengono in mano due bacchette e sa farle suonare come Dio comanda. Bravissimi![...]“.
EPHIMERA
Gli Ephimera nascono nell’Agosto 2010 dall’esigenza della chitarrista, Serena Petricelli, di veder realizzate le proprie idee musicali. Da qui l’incontro con gli altri componenti,
che si rivelano subito in sintonia con quelle idee. La band, composta nella sua prima formazione da Sara Iarrobino (voce/chitarra), Serena Petricelli (chitarra), Eleonora
Balaceanu (basso) e Carmine Savino (batteria), comincia a lavorare intensamente sui primi brani inediti…seguirà la registrazione di una demo, contenente 5 pezzi, di cui quattro brani inediti e una cover. Nel gennaio del 2011 entra a far parte della band il nuovo batterista Gianluca De Gisi, con il quale gli Ephimera raggiungono presto un sound più definito e iniziano a lavorare su nuovi inediti. Proprio con questa nuova formazione gli Ephimera cominciano a prendere parte a numerosi contest, alcuni dei quali anche di livello nazionale, e diversi festival come Ludovico Van Festival e Voci dal sud (chiusura Subsonica). Dopo queste diverse esperienze live la band fa il suo esordio discografico con l’Ep “Shhh”, realizzando presso lo studio Godfather di Napoli.
Presentano : “Shhh”
Autoprodotto 2011
“Shhh” è un Ep diretto e senza fronzoli. Duro e preciso nel sound, un po’ rock, molto Usa e pieno di significati intrinseci. I brani trattano di tematiche attuali e mai banali soprattutto se rapportati alla giovane età dei componenti della band. La band non lascia spazio al romanticismo ed i brani si presentano carichi di verve e di spirito combattivo, promettendo di divenire presto una vera sorpresa all’interno della scena indipendente italiana.
STARFRAMES
Anima internazionale, sound d’oltremanica, napoletani d’origine, gli Starframes (www.starframesband.com) hanno all’attivo già due uscite ufficiali: Street Politics (uscito con l’etichetta inglese Mile High Music, distribuzione Cargo Records) e l’Acoustic Live Sessions vol.1. Protagonisti di memorabili concerti a Londra, la loro “Rain” è stata premiata come seconda migliore interpretazione per il Lennon&FabFour Music Contest. Escono nel gennaio 2011 con “Ethereal Underground” (etichetta BulbArtWorks), secondo album di studio, attualmente in promozione. Il primo singolo estratto è Broody Soldier
Presentano: “Ethereal Underground”
Label : BulbArtWorks
Distribuito in digitale da (R)esisto su ITunes, Amazon ecc ecc
richiedi la copia fisica a info@bulbartworks.com
“Ethereal underground” è il secondo album degli Starframes, dopo l’esordio di appena un anno e mezzo fa, “Street Politics”, in collaborazione con un’etichetta inglese indipendente.
L’album esce con la neonata etichetta BulbArtWorks nel gennaio 2011 e si presenta come una prova di maturità della band, ormai avviata verso un processo di mescolamento di rock d’oltremanica e d’oltreoceano con una vena psichedelica costante che affonda le proprie radici soprattutto nella Paisley Underground degli anni ’80.
L’album è stato registrato, missato e co-prodotto da Silvio Speranza presso L’arte dei Rumori studio a Napoli, mentre il mastering è stato effettuato presso gli Elysian Masters Studios di Los Angeles da Dave Cooley (già al lavoro con molte band della scena
neopsichedelica contemporanea come Black Angels e Polyphonic Spree).
Shiver – “Un album da ascoltare e soprattutto da avere per vantarsi della propria conoscenza musicale con gli amici” – Shiver
Rockambula – “Occhio, si può rimanere a bocca aperta e a testa decappottabile.”
Lost Highways – “Un disco buono sia per sonorità che per la professionalità con cui è stato confezionato a riprova che in un panorama musicale il più delle …volte piatto, come quello italiano, chi cerca trova.”
FreakOut – “Gli Starframes incarnano la nuova frontiera delle band emergenti di Napoli, musicisti che si sono stancati di incarnare lo stereotipo geografico e si impegnano davvero a produrre la musica che vorrebbero sentire, elaborandola dall’incrocio di più mondi.” -
MusicMap – “Mai titolo fu più azzeccato per un album che si percepisce etereo e suburbano nello stesso tempo.”
NerdsAttack – “Dieci brani con basi più che solide, arrangiamenti molto intriganti.” NerdsAttack
THE RIGHT PLACE
I The Right Place nascono a Napoli nel 2009. Jube, Michele, Giuseppe, Marco, provengono da altri gruppi e altri suoni, ma si ritrovano nel creare un progetto ispirato all’indie rock anni ’90 di scuola britannica. Le esperienze precedenti dei quattro componenti permettono di giungere rapidamente ad un’ottima amalgama di suoni e idee. Un gruppo da ascoltare attentamente, da vedere nei live, un progetto maturo ed interessante.
Presentano: “Hiding in a plain sight”
Autoprodotto
Richiedi a noi la tua copia
Registrato presso LavaLab Recording Studio.
Mix: Giovanni Vicinanza.
Mastering: Jason Howes, Premises Studio.
Il primo lavoro dei Right Place è “Hiding in Plain Sight”, EP contenente sette tracce nel quale il sound del gruppo partenopeo si esplica in tutti i suoi crismi e le sue influenze, chiaramente riscontrabili nel brit rock anni ’90, in band quali Oasis, Beatles, Verve, Coral, Travis, senza dimenticare i più attuali Arctic Monkeys, Libertines e Strokes.
L’EP viene registrato al LavaLab Recording Studio e il mix è affidato a Giovanni Vicinanza (Softone, Pennelli di Vermeer), mentre il mastering viene effettuato a Londra presso i Premises Studios (Blur, Suede) dall’engineer Jason Howes (Dido, Faithless).
I piani della band per il 2011 prevedono, oltreal lancio dell’EP “Hiding In Plain Sight”, la realizzazione di un video e di un fitto
calendario di live che possano suscitare l’interesse del pubblico verso la loro musica.
Dream Magazine : “[...] Un disco godibilissimo, sempre coerente e ricco di richiami interni”.
Sul Palco : “[…]il disco si presenta interessante in tutte le sue forme, qualità, proposta e impatto danno una giusta attenzione a questa band con una personalità degna di nota”.
I Think Magazine: “[...] 7 brani molto brit-pop, a volte indie e sporcati qua e là dal buon vecchio zio rock”.
DIEGO LEANZA
Diego Leanza, napoletano, è chitarrista e cantante. Le sue indubbie qualità sulla sei corde lo portano a suonare, come turnista, in Italia e all‟estero con molti artisti nazionali ed internazionali. Nel 2010 decide di fare da sè: “Diego Leanza I” è il suo debutto solista. Testi in italiano, sound d‟oltreoceano, vintage, potente, rock: un mix imperdibile.
Presenta : “Diego Leanza I”
Autoprodotto 2010
“Diego Leanza I”, debutto solista del chitarrista/cantante partenopeo, è un disco sentito come “necessario” dall’autore che, dopo anni di vita on the road da turnista (e quindi musicista per “altri”), ha maturato l’esigenza di creare qualcosa di proprio, nei testi come nella musica. Ne è uscito un lavoro dal forte sapore 60’s, profondamente rock. Suoni sporchi, vintage, distorti, storie di
amori, sesso, piccole vittorie e grandi sconfitte. A metà strada tra Napoli e New York, “Diego Leanza I” è un disco nato lontano dalla sala d’incisione, con i testi frutto di lunghe chiacchierate tra amici, pensieri e discussioni fatalmente finiti sul nastro. Un elogio alla lentezza ed alla riflessione, come del resto possiamo leggere nel testo di “Marta e la polvere, opera dello scrittore e fumettista Igort: “… oggi è arrivato troppo presto”. “Diego Leanza I” ha l’intenzione di farci riassaporare la vita di tutti i giorni, con le sue gioie effimere, i suoi chiaroscuri, la sua infinita imprevedibilità.
RadioZeroZero: “[...] un disco da tenere in auto, da ascoltare mentre si corre sulle autostrade (rispettando ovviamente i limiti), dall’animo Deep Purple”.
Sound36: “[...] un disco che sintetizza le ispirazioni Americane e d’oltre manica degli anni ‘60 con le esperienze maturate sotto al Vesuvio in questi anni“.
I Think Magazine: “[...] la chitarra è la vera protagonista: sporca e ruvida, sempre impegnata a tessere trame musicali ricche di groove”.
Zero Lab Station
La band nasce nel 2002, mentre il 2003 è l’anno in cui la band cambia il nome in Zero lab station. Nell’Agosto del 2005 entrano per la prima volta in studio per registrare presso la FM records di Roma il primo e.p. Una sessione live dal titolo “Demos cratia”. Il 2008 e l’anno in cui prende avvio il secondo tour della band, in occasione dell’uscita in gennaio de “La commedia della precarietà” (Ko-rec). Tour che conta in un anno più di trenta date.
Nel 2011, dall’interessamento dell’Alkemist fanatix Europe, nasce “Il mondo di sotto” (Tomato/CNI music). Primo full length ufficiale della band
Presenta : “Il Mondo di Sotto”
2011 CNI Music,Tomato, Alkemist Fanatix Europe
Testi impegnati, spesso in forma rap ed iperparlata, e nel quale non si rinuncia a fare nomi e cognomi precisi. Gli obiettivi sono i detentori del potere in Italia, senza paure e terze vie. L’Italia trattata come una questione personale dai soliti volti noti, leggi piegate a proprio piacere, l’abuso di potere di chi dovrebbe difenderci dal pericolo, il lavoro che non è più un diritto, ma un miracolo averlo, critica ed invettiva contro questa società sempre più disumanizzata e disumanizzante. In musica tutto questo si traduce ne “Il mondo di sotto”, nuovo lavoro dei Zero Lab Station. Napoletani, la loro musica non può che essere forte, terrestre, cattiva, perché l’odio è il risultato incontrovertibile dei soprusi e delle violenze che subiamo ogni giorno.
Gli Zero Lab Station sbattono tutto in faccia, vogliono far riflettere, pensare, senza dimenticare l’agire. Una band da combattimento in un sistema da rovesciare.
LetLowGrow : “[…] Gli Zero Lab invece propongono un disco esplosivo, con un approccio a metà tra 99 Posse e i già citati Rage Against The Machine, usando un tipo di comunicazione orizzontale, stando al nostro stesso livello, senza autoeleggersi al ruolo di profeti in patria. Con questo disco possiamo constatare che la Guerrilla radio è ancora ben sintonizzata […]”.
L’ora Vesuviana: “[…]Un mix di rap, metal e tematiche impegnate, in cui è presente, nelle liriche, l’influenza di De Andrè e Gaber. La precarietà, l’antisessismo, il razzismo, le rivolte sociali[…]”.
CampaniaRock: “[…] 10 canzoni “testimonianze di una vita materiale”, così come il titolo “Il mondo di sotto”, che allude ad una fiaba popolare toscana ma riporta a ben altra realtà. Il mondo di sotto è quello che succede nel livello più basso della società, argomento attualissimo, ed è “ quello che subisce le turbolenze generate ai livelli superiori. Ma anche quello dove vengono messe in atto pratiche di resistenza alle turbolenze stesse[…]”.

















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