ASSOCIAZIONE CULTURALE “BULBARTWORKS”

DIVISIONE EVENTI

Presenta il calendario eventi in produzione e supportati di Maggio 2012

 

1 Maggio - Festa del Primo Maggio - First Floor – Pomigliano

4 Maggio - Revolution n 9 + Coffee & Tv - Mamamu Bar – Napoli Centro Storico

4 Maggio  - Starframes – First Floor – Pomigliano

5 Maggio - Abulico – SudTerranea Club – Napoli Centro Storico

 9 Maggio – Quartieri Jazz – La Feltrinelli, Mercoledì in Distilleria - Pomigliano

11 Maggio - Sabba & Gli Incensurabili + Coffee & Tv - SudTerranea Club – Napoli Centro Storico

12 Maggio - Low Fi + 24 Grana DjSet - First Floor – Pomigliano

12 Maggio – Finale Tekila Contest – Fabric, Portici

 

16 Maggio – Gnut – La Feltrinelli, Mercoledì in distilleria – Pomigliano

 

18 Maggio – Finale “On the Rocks”Sputnik Klub – Centro Storico, Napoli

18 Maggio - Big Ben Shout + Ephimera + Alberto Sicoli Art Expò - Mamamu Bar – Napoli Centro Storico

19 Maggio - Coming soon – First Floor – Pomigliano

23 Maggio – Giovanni Block - La Feltrinelli, Mercoledì in distilleria – Pomigliano

24 Maggio - Grassmann – Cellar Theory – Napoli, Vomero

25 MaggioOnirica- Mamamu Bar – Napoli, Centro Storico

25 Maggio - U-Led + Big Ben Shout + Electro Party Set - SudTerranea – Napoli, Centro Storico

30 MaggioFOJA – La Feltrinelli, Mercoledì in distilleria – Pomigliano 

 

NON RESTA CHE SEGUIRCI 

Spegnete la routine, sfruttate le invenzioni e accendete l’arte.

INFO E CONTATTI:

www.bulbartworks.com

Per Booking ed Eventi : alessandro@bulbartworks.com

Ufficio Stampa : roberto@bulbartworks.com

Label : andrea@bulbartworks.com

Per informazioni generali : info@bulbartworks.com

Facebook: Bulbart Works (Amicizie full) e BulbartWorks Due


 


 

Ascolta e Scarica qui GRATIS

il primo singolo estratto “SUPERMARIO BLUES“,

tratto dall’Ep: “TreppiEppi”.

 

Il Singolo:

“SUPERMARIOBLUES” è un brano diretto e d’impatto, che gioca su due riff abbastanza forti ed entrambi dal forte sentore blues (da cui il titolo). E’ stato scelto come singolo proprio per la sua immediatezza. Il testo, anch’esso dalle variabili interpretazioni, è una sorta di
monologo/flusso di coscienza che trova ispirazione nel sound della band: toni “incazzati” verso un ipotetico ascoltatore scettico e magari propenso ad un altro tipo di musica
“[..] non è vero che ci assomigliamo…finisce qua la tua voglia di musica…i nostri suoni picchian più di un cric [..]“.
La Band:
 

I TERZO PIANO sono una band giovanissima, ma ha già un invidiabile percorso alle spalle.

I quattro ventenni provenienti dalla provincia di Salerno possono vantare condivisioni di palco prestigiose (Ministri, Bud Spencer Blues Explosion e Captain Mantell) e notevoli piazzamenti a concorsi, come il 2°posto ottenuto nel 2011 a Cosenza in occasione del Festival Nazionale delle Radio Universitarie.

L’uscita del primo Ep della band, ” TREPPI EPPI” (registrato negli studi Monochrome di Eboli), si presenta come una tappa importante per il loro percorso progettuale,  annunciando anche l’uscita del loro primo video ufficiale per il 16 Marzo.

La band suona rock italiano tra riffettoni power e cadenze new rave, cercando di fare della madrelingua, troppo spesso disprezzata in ambito musicale, un suo punto di forza.

 

 





 

BulbArtWorks – Div. Booking & Management

Presenta

ONIRICA – PRESENTAZIONE LIVE DI “COM’E’ BELLA LA MIA GIOVENTU’”
… Ascolta il primo singolo |Il grande freddo dell’autunno 2005| sul loro sito:
www.vienimiacercare.it

INGRESSO ASSOLUTAMENTE GRATUITO!!!!!!!!

Start: Ore 22.00

After live Dj Set all night long!

——————————–

|IL DISCO|
“Com’è bella la mia gioventù è una raccolta di dieci storie di una gioventů controversa, spesso violenta(ta), caratterizzata da episodi che lasciano il segno e il ricordo degli anni più belli della vita”.

——————————–

|GLI ONIRICA|
Anno di grazia 2002: mentre la rete del carneade Ahn Jung Hwan scuote dal torpore estivo milioni di tifosi italiani, Nicola, Simone, Antonio e Marco decidono di ripiegare sulla musica le loro delusioni calcistiche. I quattro ragazzi della provincia di Napoli vogliono dar voce a piccoli e grandi accadimenti, affascinati e turbati dalla Storia (quella con la S maiuscola) della nostra penisola e del popolo che la abita.
2004: per festeggiare degnamente il mezzo secolo di mamma RAI, gli Onirica intraprendono l’attività live, concretizzando la loro passione.
Il 2007 è l’anno del primo ep ufficiale, “Carillon ’65”. In risposta, Silvio Berlusconi pronuncia il famoso “discorso del predellino”.
6 aprile 2009, ore 3.32. L’Aquila trema, e con essa la coscienza di numerosi politici, funzionari e faccendieri. Questa, ed esperienze più vicine alla loro realtà complicata di Napoli e provincia, determinano i temi della seconda uscita ufficiale. Il nuovo ep si chiama “Io vengo dalla Polvere da Sparo” e contiene anche il brano “Due Vite” con la partecipazione canora di Andrea Zanichelli de “Il Nucleo”.
Mentre una statuetta del Duomo di Milano assurge agli onori della cronaca italiana, gli Onirica raccolgono soddisfatti le ottime recensioni al loro ep e partecipano al “Demo Best Show” su Radio Rai 1.
Il 2011 è tempo di crisi per l’economia capitalistica globale e gli Onirica decidono di attendere il crollo del sistema in studio registrando il loro primo disco. Argomento principe è il ricordo; così nasce “Com’è bella la mia gioventù” (label BulbArtWorks, distribuzione Audioglobe). Dieci racconti che guardano al passato, con un occhio lungimirante sulla generazione “persa”, la nostra.

——————————–
CONTATTI
bulbartworks.com
vienimiacercare.it

Napoli è rock/11

Mamamu, cronaca di una festa

(da www.radiocrc.com)

 

In queste ultime due sere, entrando a Città della Scienza per assistere al “Mamamu Rock Fest”,  mi è sembrato di varcare i cancelli di un altro tempo: luci soffuse, bambini che giocavano con i cani di fianco agli adulti, strumenti che scorazzavano avanti ed indietro, ragazzi che mangiavano e bevevano insieme agli artisti che solo pochi minuti dopo avrebbero acclamato sul palco. Un “tutti insieme appassionatamente” che già da solo valeva il prezzo del biglietto. Due giorni di festa allo stato puro, una sorta di mega scampagnata con pic-nic organizzati al momento sulle aiuole del vialetto di ingresso. Musicisti emergenti che si mescolavano con gli spettatori e con gli stessi headliner, HUGO RACE che si faceva la sua onesta fila per il panino con la salsiccia (ormai da anni icona del festival) e gli elementi dei MARIPOSA che bevevano la loro birra passeggiando fra gli stand di braccialetti, borse ed oggetti vari. Ma andiamo per gradi…

Day 1:

Il primo impatto, una volta entrati nella struttura, è un lungo vialetto alberato costeggiato da stand ed aiuole. Passeggiando fra queste troviamo anche un’esposizione collettiva d’arti visive dal titolo: “Un sacco d’Arte vol.2”, un percorso artistico composto da 5 fotografi ( Luigi Reccia, Claudia Giglio, Valerio Acampora, Salvatore Marra e Lucia “Milkers”)e 3 pittori (Emilio Rizzo, Nicola Piscopo e Martina Troise) dal sicuro talento e che colpiscono subito la vista del pubblico in attesa e durante i live. 24 lavori fra foto e dipinti di impatto molto forte e a tratti umoristici. Sono appena entrato e già sono contento di far parte di questa atmosfera.

Ad aprire i live del MainStage sono i TRY WALKING IN MY SHOES, band del circuito indipendente campano. L’onore e l’onere di aprire la kermesse gli spetta di diritto essendo risultati vincitori del contest organizzato dal Mamamu durante l’inverno avente come premio finale quello di calcare il palco principale del festival. Il loro sound è accattivante e rappresenta una finestra napoletana sulla musica d’oltreoceano, sponda States. Ottima band, certamente da seguire. Nelle vesti di presentatore si cimenta il mitico GINO FASTIDIO: un misto di genio e follia, totalmente a disagio nella sua nuova veste alla “Bonolis”, risulta ancora più divertente ed irriverente. Non so chi abbia avuto l’idea di affidargli questo compito, ma risulta una mossa vincente. I cambi palco del mainstage non creano vuoti musicali, poiché in questi frangenti la folla si sposta in un altro ambiente del festival: lo Street Stage. Questo palco secondario, organizzato dalle etichette indipendenti BulbArtWorks e SubCava Sonora, al termine delle due serate del festival avrà ospitato alcune fra le migliori band della scena partenopea. Un’atmosfera da salotto con i musicisti posti sullo stesso piano del pubblico senza barriere o ostacoli, un modo nuovo di ascoltare la musica. Nel primo cambio palco padroni assoluti dello Street Stage sono gli ALDO GALLO. Duo assolutamente fuori le righe; la band si presenta travestita con una maschera da gallo ed un abito di plastica scura che sta a rappresentare un mega sacco dell’immondizia, evidentemente ispirato al disagio che la città sta subendo in questi giorni (o dovrei dire decenni?) con l’enorme mole di rifiuti sparsi per le strade. I testi sono in dialetto napoletano e sono una continua presa in giro dell’attuale società in cui viviamo: si parla di bunga bunga e di vita da uovo (avete capito bene) metafora del vivere in dei gusci immaginari che opprimono le nostre esistenze, il tutto condito da una verve di rock puro ed un trasporto anche visivamente molto forte e schietto.

Il mainstage richiama l’attenzione, un uomo con una casacca messicana compare al centro del palco, mentre un cappello da pirata veste il capo di chi prende la parola e presenta la band: “Buonasera Mamamu Fest, siamo i GENTLEMEN’S AGREEMENT!”.  Il loro live è denso e dai tratti folkloristici, la loro capacità di trasportare il pubblico è davvero notevole. Strumenti a fiato, percussioni, chitarre ed altri mille piccoli aggeggi musicali creano un’atmosfera divertita. Alcuni direbbero che sono “forti”, altri direbbero che sono “pazzi” , io dico semplicemente che sono “unici”! In tour promozionale del loro ultimo lavoro discografico “Carcarà”, la loro performance gira intorno al tema del viaggio e all’atmosfera piratesca ed infatti a tratti sembra di trovarsi in quelle antiche locande delle città di mare dove la sera la baldoria la faceva da padrona con cori di canti popolari e dolci donzelle dagli abiti succinti che portavano ai tavoli traboccanti boccali di birra e rum! Un percorso visivo più che un live, un misto di musica ed opera teatrale. Poi arriva Gino Fastidio, il live è terminato, che con la sua tipica parlantina napulegna presenta la seconda band dello Street Stage: OUT OF QUESTION. La band si presenta grintosa, un duo tutto forza e carisma. I loro brani sembrano maturi anche se a volte troppo “rumorosi”, ma hanno certamente lasciato il segno nei cuori e nelle anime degli amanti del genere che, a sentire gli applausi del pubblico in platea, non dovevano essere pochi.

Si ritorna sul MainStage, ad esibirsi una band di cui presto sentiremo parlare: i DASAUGE. La loro performance rappresenta una vera e propria anteprima del loro prossimo disco “Carapace” previsto in uscita per Ottobre, e per quel che abbiamo sentito sarà un vero capolavoro. Il loro sound ricorda i migliori “Muse “ mescolati con un pizzico di “30 Seconds to Mars” ed una manciata di “Interpol”: una miscela esplosiva che prende il pubblico travolgendolo fino al midollo e non si può fare a meno che apprezzarli. Il loro è un live coraggioso, un genere assolutamente non commerciale e fuori da ogni logica di mainstream. Le qualità artistiche dei musicisti sono impressionanti  e le capacità interpretative di Enzo, vocalist della band, sanno donare quel tocco melodico ad ogni brano, rendendo anche il più duro totalmente orecchiabile ed affascinante.

Un coro si innalza dal palco principale: è il singolo de IL CIELO DI BAGDAD “Lalalala, Ok!”. Band campana che rivisita il genere post rock, fondendoci melodie da piazza e ritmi incalzanti al limite del ballabile. Anche i presenti più distratti non hanno potuto far altro che ascoltarli. I loro brani sono a dir poco coinvolgenti e quando la band si allontana entrando nel backstage, ci rimane dentro un senso di insoddisfazione: avremmo voluto ascoltarli ancora un po’.

Gino Fastidio riprende la parola e ci guida verso lo Street Stage dove ad aspettarci  in questo continuum musicale senza sosta è la band capitolina BAR NOIR. La presenza di un megafono coglie la nostra attenzione e la curiosità viene presto appagata: un live reading, un percorso musicale che unisce melodiche chitarre a testi che sono delle vere e proprie poesie. Con il brano “Nuova ondata di bombardamenti” la band raggiunge i suoi livelli massimi: la voce ci racconta scene di guerra e di angoscia mentre la scia assordante delle bombe invadono il cielo e rimbombano fra le mura della Città della Scienza, ma non sono un mero effetto riprodotto, bensì un gioco di chitarre e bassi che ne raffigurano il vigore con una veridicità tale che davvero verrebbe di mettersi le mani sulla testa e correre ai ripari. A dir poco stupendo.

Ed eccoci agli Headliner HUGO RACE & THE FATALIST. Cosa dire di loro oltre che rappresentano un pezzo notevole della storia del rock. Qui si parla di leggenda pura, una voce tenebrosa e baritonale che sa di artista maledetto e di Lucky Strike. Quasi un’ora di concerto che rappresenta un vero e proprio viaggio mistico, il cui taccuino degli appunti diventa un manuale d’uso di come si dovrebbe fare musica anche in questo paese.

Si ritorna alla musica emergente del palco secondario ed al Brit Pop dei THE RIGHT PLACE . Suoni allegri e spensierati, ritmiche ballabili ed accattivanti già al primo ascolto. I ragazzi però, pur rimanendo fedeli al loro genere d’oltremanica, sanno metterci anche del proprio e non è cosa da poco. Dimostrano capacità compositive non comuni e la mia birra, con il loro accompagnamento, mi risulta più fresca e dissetante.

IO SONO UN CANE è l’ultimo artista ad esibirsi sul mainstage. Sono ormai le due e mezza passate ed è un peccato che il pubblico abbia già cominciato a lasciare la location. Si esibisce in un unico brano che fa solo intravedere le sue capacità, una sorta di “Bologna Violenta”, ma ancora più violenta e soprattutto intellettuale con il suo testo provocatorio che ci lascia con l’amaro in bocca. Peccato, l’avremmo ascoltato volentieri in altri brani. Agli albori rimangono le statistiche: un brano, dodici dischi venduti. Credo che in termini relativi rappresenti a suo modo un record.

Day 2:

Serata ventosa. I ragazzi degli stand non gradiscono, ma dopo il caldo del giorno prima un po’ di frescura ci voleva proprio. Prima band ad esibirsi sul mainstage sono gli STARFRAMES, band campana al suo secondo disco. Suonano quando il pubblico sta ancora arrivando e quindi la platea non è ancora molto corposa, ma i presenti gradiscono poiché la band suona davvero bene. Atmosfere eteree e ritmi crescenti accompagnano l’ascoltatore in un percorso musicale davvero sorprendente e anche chi stava ai tavolini a mangiare non riesce a non avvicinarsi al palco per goderseli meglio. I testi sono in linea con il titolo dell’album : “Ethereal Undergorund”. Narrano di pensieri di menti suburbane che si ergono un po’ più in alto della vita quotidiana, di grandi esperimenti di immaginazione, di sensazioni di puro spirito che entrano nella mente di un soldato solitario e di ipotetiche conversazioni con un Dio svincolato da qualsiasi dogma religioso.

A seguire altra band dell’indipendente campano: i THE TRICK. Il loro è un progressive-rock con sfumature alternative. La voce è davvero interessante mentre, per sound e per presenza scenica, la band ricorda un pò i “Queen”. Il paragone è probante, ma è totalmente meritato. Si riaprono i battenti dello Street Stage: prima band ad esibirsi in questo salottino della musica è quella dei SABBE E GLI INCENSURABILI. Il loro è un progetto musicale nuovo, ma l’affiatamento che fanno trasparire è da band vissuta. Il richiamo al genio di “Fred Buscaglione” risulta naturale già nel loro look: camicia bianca e cravattino nero; manca l’indimenticabile sigaretta, ma viene sostituita da strumenti a fiato che arricchiscono il loro sound rendendoli ancora più carichi di verve. I testi sono crudi e divertenti e Sabba li interpreta come un vero attore mostrando una padronanza del palco davvero invidiabile.

Si ritorna al mainstage, ad esibirsi i NOUER. Il loro è un puro indie-rock con contaminazioni electro. I testi sono urla di protesta verso un generazione che professa rivoluzioni e cambiamenti, ma che nella sostanza poi si abbandona alle certezze quotidiane diventando parte del sistema che, a loro dire, ci vuole cinici e passivi e soprattutto senza speranza.

Il “Mamamu rock fest” è un vortice musicale senza sosta, il tempo di salutare i Nouer ed ecco iniziare il live dei SONATIN FOR A JAZZ FUNERAL. Più che di funerali jazz, nella band partenopea ritroviamo attimi di post-rock uniti ad una discreta vena anni ’90. Le voci si intersecano bene creando melodie piacevoli, mentre la pronuncia inglese non è da madrelingua, ma il tempo per migliorare non manca essendo giovanissimi. I brani sono pieni di suoni da scoprire e decifrare, segno di idee da far maturare.

Lasciamo il salottino dello Street e ritorniamo sul palco principale dove i TOTEN WAGEN sapranno mettere a dure prova i nostri timpani: chitarre e batteria a volumi altissimi in un garage-metal che avrà certamente soddisfatto i loro fan presenti in platea. Il pianista si presenta con una calzamaglia che ne copre il volto e questa immagine risulta il giusto emblema della durezza e “cattiveria” del loro sound. Come è noto, spesso il Diavolo si associa all’Acqua Santa, ed ecco che a seguirli c’è la performance dei R&FUSION. Il live si presenta con una tipica suonata napoletana: la tarantella, accompagnata da ballerini con tanto di nacchere. La band si diverte e ci fa divertire e quando il batterista diventa cantante, alzandosi dalla sua postazione e posizionandosi al microfono, ci rendiamo conto di trovarci dinanzi ad una band eclettica e formata da ottimi musicisti dalle capacità universali.

E’ arrivato il momento che tutti aspettavamo, direttamente dal loro pulmino carico di cinismo e vitalità arrivano i MARIPOSA. Band storica del panorama italiano, ci regala quaranta minuti di puro godimento musicale. Testi impegnati si intrecciano a termini profani, suoni folkloristici, ma allo stesso tempo ricercati che ci fanno ballare e cantare. La loro musica parte dalla forma-canzone ed unisce componenti di elettronica lo-fi, free jazz, teatro surreale e psichedelia. Band assolutamente fuori ogni tipo di schema e di controllo. Con il loro spirito da assemblaggio, il palco diventa una cucina componibile, come per loro stessa autodefinizione, una terminologia ai più sconosciuta e dai significati ignoti, ma ci piace e quindi la segnaliamo.

Stiamo arrivando ai saluti finali, a chiudere i live dello Street Stage ecco i BORDERLINE. Le loro tracce musicali sono irriverenti e totalizzanti nelle quali trova spazio il fulminante “Strofa e ritornello“, critica feroce ad un mondo musicale stagnante in canoni comunicativi non più adatti alle evoluzioni della società moderna, o “Estate“, disillusa parentesi stagionale di amori vissuti e mai coltivati. Il genere indie piace e la bravura c’è.

Le luci soffuse della Città della Scienza creano la giusta atmosfera per l’ultima band di questa edizione del Mamamu Rock Fest: gli GNUT. Un live intimo ed introspettivo. La voce di Claudio è rassicurante e sembra dondolarci con i suoi testi romantici, ma a tratti sofferenti. Trenta minuti di un folk-rock in una performance acustica che richiama sotto il palco anche coloro che si stavano avviando verso l’uscita. Sono ormai le due di notte, ma ci troviamo così a nostro agio che ne vorremmo sempre di più. Gli Gnut vengono acclamati ed invitati a perdurare nel loro live. C’è un’atmosfera familiare e di amicizia, soprattutto quando Claudio propone uno scambio alla pari con una coppia del pubblico: la sua bottiglietta d’acqua per il loro drink alcolico! Senza dubbio una delle performance migliori di tutta la manifestazione.

Raccontare queste otto ore di live distribuite in due giorni è stata durissima. Più che un critico musicale mi ritengo un narratore e la verità è che la musica non andrebbe raccontata ma ascoltata. Si sentono in giro troppe parole dai contenuti scarsi e superficiali, mentre è nelle note e nelle melodie delle band che si nascondono i veri sentimenti umani. Il mio invito è quello di leggere meno di musica, ma ascoltarne di più, soprattutto live. Eventi come questo del Mamamu vanno appoggiati e incoraggiati perché rappresentano il presente ed il futuro della nostra scena musicale e lo si può fare solo con l’essere presenti in carne ed ossa. Le parole sono fatte per volare, la musica per sognare.. e noi necessitiamo di sogni da poter realizzare.

Roberto Tarallo

600 VOLTE GRAZIE !

E’ con non poco orgoglio che ringraziamo tutti per la partecipazione di massa al nostro party di compleanno tenutosi Venerdì 22/4 al Lanificio 25.

600 anime in un solo colpo sono qualcosa che neanche nei sogni ci avevamo augurato. Queste botte di vita sono il carburante che ci dà sempre più forza e stimolo per continuare a lavorare ancora meglio, con la convinzione di poter fare qualcosa di certamente piccolo, ma comunque importante per la musica indipendente italiana.

Un particolare ringraziamento a tutte le Band, i fotografi e gli scultori che si sono alternati durante la serata; un grazie anche a tutto lo staff di NuAlter e del Lanificio 25.

Sul nostro contatto Facebook  “Bulbart Works” potete guardare i contenuti fotografici dell’evento, grazie al prezioso lavoro di Francesca L. Saviano.

dal sito di Radio Crc Targato Italia

http://www.radiocrc.com/blog/2011/04/23/napoli-e-rock2-the-collettivo-anima-e-furore/

 

 

:::Napoli è rock/2 – The Collettivo, anima e furore:::

Continua il nostro viaggio nel mondo indie. Ospite di turno Marco Caligiuri, batterista della band campana THE COLLETTIVO nonché proprietario, insieme al fratello Adriano (anche lui componente della band), dell’etichetta discografica indipendente Materia Principale, che ha prodotto tra gli altri I “The Gentlemen’s Agreement” ed i “Pipers”. Ed è proprio questa dicotomia che ci incuriosisce…

…Ciao Marco, lo sai che anche Michael Jackson aveva una sua etichetta discografica?

Sì, se non sbaglio l’acquistò sotto consiglio di Paul Mc Cartney.

Eh sì, a dire il vero chiese consiglio a Paul Mc Cartney su un ipotetico investimento da poter fare e questi gli consigliò di investire nella musica. Quello che Paul non immaginava è che Jackson avrebbe poi acquistato proprio la sua etichetta discografica!

Che idolo!

Quindi Marco, fammi capire, anche per te è stato un semplice investimento o c’è dell’altro?

Di certo non è stato un investimento! Chi dice che con la musica si guadagna o è un genio assoluto, ed ha tutto il mio rispetto, oppure, molto più probabilmente, non sa di cosa sta parlando.

Cos’è il tuo, quindi, un affare a perdere?

No, il mio è amore e passione per la musica. L’idea di intraprendere questa strada mi venne nel 2008, anno di nascita dell’etichetta. Venivamo da un’esperienza in cui per produrre un disco avevamo speso cifre a 4 zeri.

Forse non ho capito, mi stai dicendo che nel sistema indie sono le band che pagano l’etichetta per fare un disco?

Nel sistema “falso” dell’indie.  Ora ti spiego come funziona (nel frattempo ogni tanto abbassa lo sguardo verso un fusto di batteria che gli sta accanto ai piedi). Produrre un disco costa una cifra “x”. Uno studio di registrazione per procacciarsi clienti si costituisce etichetta e propone al gruppo di produrre un disco. La band riceve un’offerta in base alla quale dovrà sborsare guarda caso esattamente la cifra “x” e quindi copre lei interamente tutte le spese, registrazioni ed ufficio stampa compreso. Sono queste le false offerte di produzione che spesso circolano e qui è scattata la molla. A questo punto, visto che paghiamo comunque tutto noi, il disco me lo faccio io.

Da qui la nascita dell’etichetta…

…sì, anche perché in queste piccole realtà il produttore esecutivo è contemporaneamente produttore artistico e quindi partecipa anche alle scelte puramente creative, spesso alterando il vero sound della band. Sia chiaro, non necessariamente per incompetenza, anzi! E’ semplicemente perché ha una sua idea di come dovrebbe suonare il disco. Il risultato che ne consegue, però, risulta essere sovente un mero compromesso che non accontenta nessuno. Per non parlare poi delle band che decidono di produrre un disco fuori Italia…

In che senso?

Produrre un disco fuori Italia è diventata una moda e questo a prescindere dalla qualità dello studio di registrazione. Tutto nasce dalla consapevolezza che se il disco è prodotto fuori si vende di più e, piuttosto che essere una scelta artistica, diventa un scelta di marketing. Il mondo indie è anche questo. Lo stesso essere indie è di moda, anzi “se port’” (“si porta”; dal dialetto napoletano). Come è di moda ispirarsi a determinati gruppi, tipo i LOCAL NATIVES. Solo che nessuna band può essere i LOCAL NATIVES, così come nessuno può essere i RADIOHEAD o i SOUNDGARDEN…ma “se port’” (continua a guardarsi il fusto di batteria e noto nel suo sguardo una vena di preoccupazione).

Stavo appunto chiedendoti, sapendo che state registrando il nuovo disco, a quali band vi ispiravate…

E’ ovvio che ognuno di noi ha degli ascolti pregressi, dei dischi di riferimento che si ascoltano fin da ragazzini, ma ognuno dovrebbe essere se stesso e, se deve esserci un’ ispirazione, non dovrebbe provenire da un “se port’”.

Avete qualche idea sul nome da dare al disco?

(Ride) “Grace goes to the fish market”. L’abbiamo scelto perché rappresenta il nostro essere un compromesso fra il sacro ed il profano, la ricerca verso un’estetica musicale di un certo livello e, allo stesso tempo, le nostre radici “napulegne”…e poi perché ci piace il pesce!

La vostra musica è un indie rock/alternative, ma è presente anche una forte componente elettronica. La troveremo anche nel nuovo disco?

Ci piace far ballare la gente e ci diverte che il pubblico venga preso dal ritmo del nostro sound. Interpretiamo la musica con passione e mentre suoniamo è importante per prima cosa che noi stessi ci divertiamo. La componente elettronica aiuta a far diventare i nostri brani ballabili ed in questo senso abbiamo strappato la promessa al mitico Lellone (proprietario del noto locale capitolino “Contestaccio”) di ballare nel video del nostro primo singolo che sarà estratto dal nuovo disco (e ride inorgoglito, ma non prima di aver rivolto l’ennesimo sguardo al fusto di batteria).

Se ti chiedessi tre brani che ascoltavi da ragazzino?

“Superunknown” dei Soundgarden, grande brano! “Close to me” dei Cure, ma soprattutto i brani dei Creed! Amo quel tipo di uso della batteria, ma se lo facessi io ora in un contesto musicale completamente diverso da quello di quegli anni mi ucciderebbero…perché “nun se port’”.

Ed ora tre brani che non avresti mai voluto ascoltare.

“Cleptomania” dei Sugarfree. Non ho mai capito da dove derivasse tutto il successo che ha avuto (e la canticchia).

Forse perché è orecchiabile?

Basta che fai sentire dieci volte un brano e diventa subito orecchiabile, ma non dovrebbe essere questo il criterio per decretare un brano di successo…e poi “Il Cammino dell’età” di Gigi D’Alessio.

Non avresti mai voluto ascoltarlo?

(Ci pensa) No, è il mio terzo brano preferito. Che poi mi sia venuto in mente solo parlando delle canzoni che non avrei mai voluto ascoltare è semplicemente un “caso” (ride). Il punto è che noi siamo cresciuti con Claudio Baglioni mentre in Inghilterra con Neil Young. L’Italia ha questa educazione musicale e non possiamo farci niente (e sorridendo torna a guardarsi il fusto di batteria).

Marco, ma perché continui a guardarti il fusto di batteria?

Perché ho scambiato la mia strumentazione con quest’altra, c’è solo il problema che non funziona perché fa un rumore strano quando la suono.

E perché l’hai scambiata?

Il colore della vecchia batteria mi aveva annoiato! Ora tocca ingegnarmi (sorride).

A questo punto capisco il vero senso di tutta la chiacchierata fatta insieme. THE COLLETTIVO sono anima e furore ed il loro punto di forza è senz’altro la spontaneità. Che poi questo porti dei problemi non fa nulla, l’importante è rimanere se stessi, poi il resto verrà da sè. Ma sia chiaro…non perché “se port’”.

Roberto Tarallo


 

BulbArt-Press Roster

L’ Associazione “BulbArtWorks” è lieta di presentare il nuovo piano di promozione artistica per i gruppi che vorranno usufruire dei nostri servizi. Garantendo il massimo impegno e la piena professionalità del lavoro, il gruppo che deciderà di collaborare con la “BulbArtWorks” verrà seguito costantemente da un team di lavoro affiatato, con l’obiettivo di far diffondere, il più possibile, la propria musica prodotta.

La “BulbArtWorks”, coordinando il lavoro con la band, provvederà alla creazione di:

  • Cartella Stampa del gruppo
  • Creazione e diffusione di comunicati stampa per ogni evento richiesto dal gruppo
  • Creazione e caricamento di file in formato win.rar con apposito link su sito www.bulbartworks.com per poter scaricare materiale inerente a cartella stampa, promozione singoli, date tour, etc.
  • Decisione ed organizzazione, in collaborazione stretta con la band, di strategie di Marketing e Ufficio Stampa
  • Servizio di Ufficio Stampa disponibile per Tour, promozioni video e dischi, immagine della band, valorizzazione del brand
  • Massima diffusione del materiale da promuovere attraverso tutti i canali con i quali siamo in contatto

L’Associazione “BulbArtWorks”, tramite il suo lavoro di promozione artistica ed ufficio stampa, è un rapido mezzo che permette la diffusione delle proprie opere attraverso l’utilizzo pieno del mondo dei new media.

 

LA BULBARTWORKS SOSTIENE L’ARTE IN TUTTE LE SUE FORME.

 

:::Per maggiori info o per fornire la vostra candidatua, scrivere a:

roberto@bulbartworks.com

 

scarica qui’ il brano 1
hgj

Intervista ai FOJA su Radio Crc Targato Italia

http://www.radiocrc.com/blog/2011/04/17/napoli-e-rock1-il-mondo-indie-dei-foja/


:::Napoli è Rock/1::: Il mondo “Indie” dei Foja

Alla scoperta del mondo musicale “Indie”. Per conoscere i significati più intimi di questo termine lo chiediamo direttamente ai protagonisti, attraverso una chiacchierata con la band emergente campana “FOJA” . In seguito all’uscita del loro ultimo disco “ ‘Na storia nova” (Full Heads, Materia Principale) molti tecnici del settore la definiscono la band del momento con il loro Live Tour nazionale (a cura di AREALIVE e BULBARTWORKS),  con all’attivo già 30 date in tutta Italia e molte altre previste, tra cui “Rock In Roma” a Luglio in compagnia degli ALMAMEGRETTA. Con noi Dario Sansone, voce e mente della band.
Ciao Dario, cosa si intende per “Indie”, oltre ad essere un diminutivo di Indipendente?
La musica indie è quel tipo di musica che non appartiene al mainstream delle cosiddette etichette Major, ma che viene prodotta da etichette indipendenti non legate a concezioni di marketing commerciale e che di conseguenza lasciano molta più libertà d’espressione all’artista. Poi con il tempo attraverso il termine “indie” si è venuto ad indicare un vero e proprio genere…un certo tipo di sound.

Per un gruppo indipendente, la scelta di appartenere a questa sfera è più una necessità, una scelta o un genere musicale in cui ci si riconosce?
Diciamo che è una necessità. In realtà il nostro sound non si può definire indie-rock nonostante il nostro disco sia stato pubblicato da due etichette totalmente indipendenti, ma rientriamo come band nella sfera indie perchè abbiamo goduto della libertà artistica di cui solo chi non ha legami con etichette major può godere.

Tra queste la scelta dei testi in “lingua” napoletana?
Una scelta naturale, un’esigenza stilistica legata alla sincerità artistica di comunicare nel modo più onesto possibile e di dimostrare un legame ad una città e ad una tradizione troppo spesso associate a temi di cronaca nera. La nostra missione è dare luce alla vera faccia di Napoli che è molto altro…

…come ad esempio il suo lato romantico. Spesso si notano nei testi delle vene sentimentali: i Foja dell’amore e della passione notano di più l’aspetto positivo o i danni che porta quando finisce?
Hai colto sicuramente uno degli aspetti e delle chiavi dell’ intero disco. Sono canzoni che parlano di vita, di cose che accadono, di quotidianità. L’amore è un motore fortissimo che fa al contempo nascere e morire e questo sottile gioco tra il dolore ed il piacere si tramuta in malinconia, un sentimento che tocca le corde del cuore. Poi c’è un altro leit motiv all’ interno dell’album che è quello ironico e scaramantico.

Un modo d’essere che state portando su diversi palchi partenopei e nazionali. Vi aspettavate un trasporto così importante dal pubblico?
In tutta sincerità no! Sapevamo solo di aver lavorato sodo e di essere stati noi stessi, tutto questo seguito è al di sopra delle nostre aspettative, ma ci fa capire che quando sei schietto e semplice arrivi direttamente al cuore. Alla base c’è il lavoro sodo, soprattutto quello di squadra con tutte le realtà (Alessandro Rak, Materia Principale, Full Heads, Graf, BulbArtWorks, Arealive, Pornographyka, Comicon) che hanno creduto e lavorato con noi, un team affiatato che ha aiutato i Foja a farsi conoscere in giro.

L’artwork del disco è caratterizzato dalla presenza di piccole lucciole munite di grosse orecchie. Sono una metafora dei pensieri che continuamente ci prendono la mente? Quelle che orientano le nostre scelte quotidiane?
Sì decisamente, per Alessandro Rak, che ne è l’autore, rappresentano le canzoni che volteggiano e ci circondano, sono la nostra essenza, i messaggi che vogliamo lanciare attraverso i nostri brani.

Un modo per far riflettere sui temi che più hanno ispirato il vostro lavoro. Dai testi quindi risulta chiaro ciò che siete, ma cosa non sono i Foja?
Probabilmente non sono un modo di vedere la musica a senso unico, una band che guarda solo al suo piatto. Crediamo molto nella collaborazione tra artisti di qualunque genere e le tante collaborazioni presenti nel nostro disco sono la testimonianza di questo pensiero.

Un breve giochino per chiudere la nostra chiacchierata: Sanremo o Concerto del 1 Maggio?
Primo maggio tutta la vita! Ma nessuno disprezza un “megafono” come Sanremo, sarebbe da folli!
Purchè si rimanga se stessi e senza brutali compromessi, i Foja vogliono restare i Foja il più a lungo possibile!

Ruby o Nicole Kidman?
Che domande! (grossa risata) Nessuna delle due…Nicole ha esagerato con il botulino!

Cavani o San Gennaro?
San Gennaro che protegge Cavani!

E dulcis in fundo…l’amore della vita o i Foja?
Le cose coincidono mi sa (e sorride…).

Quindi non si può dire che sia “ ’Na storia nova ”…
(Di nuovo una grossa risata) Se uno sa rinnovarsi e trova la forza e le energie di farlo…è semp ‘na storia nova!

Spesso si chiude un’intervista domandando “Cosa pensi per il domani?”,  invece io ti chiedo: ” Cosa pensi di ieri?”.
Beh…mi viene in mente tutto il lavoro che da sei anni stiamo portando avanti e a tutti i compagni di viaggio che abbiamo incontrato nel nostro percorso, e non smetterò mai di pensarlo.

Grazie Dario, buona fortuna e fumate un pò meno!  Avete fatto prendere il vizio pure ai fumetti della copertina del disco!  …Segue di nuovo una grossa risata, poiché in fondo i Foja sono proprio questo..il sorriso di Napoli, quello di una città che non smetterà mai di lottare.

Roberto Tarallo

 

 



In ascolto…
Contattaci
Area Download
Archivi